Storia di Internet

Preistoria

Il primo impulso allo sviluppo di una rete di comunicazione tra computer pare sia nato in ambiente militare durante la guerra fredda. Quando nel 1957 l’Unione Sovietica riuscì a mandare in orbita il primo satellite artificiale (lo Sputnik) il mondo intero si rese conto che la supremazia tecnologica e militare degli USA non era più un fatto scontato. Questo seminò un senso di inquietudine nel mondo occidentale e  soprattutto negli Stati Uniti che decisero di correre ai ripari creando un’agenzia di ricerca e sviluppo in settori di interesse militare che chiamarono ARPA (Advanced Research Projects Agency). Nel giro di qualche anno ARPA ebbe diverse sedi sparse per il mondo, collaborazioni con laboratori universitari e computer molto costosi dedicati alla ricerca. Si iniziò a sentire il bisogno di connettere tra loro questi computer per permettere ai ricercatori di condividerne i dati e le risorse informatiche. Da questa necessità nacque il progetto che diede vita nel 1969 ad ARPANET, una rete basata sul principio della commutazione di pacchetto la quale permise il collegamento e lo scambio di dati tra computer di sedi universitarie e laboratori distanti molti chilometri l’uno dall’altro.

Le RFC e i primi protocolli di rete

Man mano che ARPANET cresceva passando da 2 a 4 per arrivare poi fino a più di 20 computer (host) connessi divenne sempre più evidente la necessità di uno standard di comunicazione tra essi.

I giovani ricercatori  coinvolti nel progetto ARPANET avevano costituito un gruppo comune, battezzato “Network Working Group” (NWG), che si sarebbe riunito di tanto in tanto per esaminare il lavoro svolto e per discutere in modo informale sulle problematiche riscontrate nel funzionamento della rete. Fu durante uno di questi incontri che scrissero il primo documento ufficiale del gruppo, dedicato al problema della comunicazione tra host. Per indicare il fatto che quel documento era solo una bozza da rifinire decisero di intitolarlo “Request for Comment” (RFC), richiesta di commenti. Questa denominazione dei documenti tecnici è sopravvissuta alla sua storia, ed è usata ancora oggi per siglare le specifiche tecniche ufficiali di Internet (è possibile reperire tutte le RFC all indirizzo http://www.rfc-editor.org).

La necessità impellente era quella di definire un qualche insieme di regole  condivise per far comunicare computer diversi. Nelle discussioni
spuntò l’idea di chiamare queste regole “protocolli”. Dopo un anno di lavoro, finalmente le specifiche per il protocollo di comunicazione tra host erano pronte: esso fu battezzato NCP (Network Control Protocol). Poco più tardi venne sviluppato il primo protocollo applicativo vero e proprio, dedicato al trasferimento di file da un host all’altro: il File Transfer Protocol, meglio noto come FTP.

Ma l’applicazione che forse ebbe la maggiore influenza nell’evoluzione successiva della rete fu la posta elettronica. L’idea venne per caso nel marzo del 1972 a un ingegnere di nome Ray Tomlinson che provò ad adattare un sistema di messaggistica sviluppato per funzionare su un minicomputer multiutente. Fu sua l’idea di separare il nome dell’utente da quello della macchina con il carattere ‘@’. L’esperimento funzionò, e il NWG accolse subito l’idea, integrando nel protocollo FTP le specifiche per mandare e ricevere messaggi di posta elettronica indirizzati a singoli utenti.

Nel frattempo la rete Arpanet, come veniva ormai ufficialmente chiamata, cresceva. I nodi, nel 1971, erano divenuti quindici e gli utenti alcune centinaia. Nel giro di pochi mesi tutti coloro che avevano accesso ad un host iniziarono ad usare la rete per scambiarsi messaggi. E si trattava di messaggi di tutti i tipi: da quelli di lavoro a quelli personali. La rete dell’ARPA era divenuto un ottimo sistema di comunicazione tra una comunità di giovani ricercatori di informatica!

Si decise che era giunto il momento di mostrare pubblicamente i risultati conseguiti dal progetto. L’evento ebbe luogo nell’ambito della “International Conference on Computer Communications” che si tenne nell’ottobre del 1972. Fu un successo oltre ogni aspettativa. In quell’occasione si decise anche di fondare l’“International Network Working Group”, che avrebbe ereditato la funzione di sviluppare gli standard per la rete Arpanet dal precedente NWG.

Ora la nuova sfida era far comunicare tra loro reti basate su tecnologie diverse. In quegli anni, infatti, erano stati avviati anche altri esperimenti nel settore delle reti di computer (es Videotex in europa), alcuni dei quali basati su comunicazioni radio e satellitari (in particolare va ricordata la rete Aloha-Net, realizzata dalla University of Hawaii per collegare le sedi disperse su varie isole, le cui soluzioni tecniche avrebbero dato lo spunto per la progettazione di Ethernet, la prima rete locale).

Il TCP/IP

Se si fosse riuscito a far comunicare questa miriade di reti diverse, sarebbe stato possibile diffondere le risorse disponibili su Arpanet ad una quantità di utenti assai maggiore, con costi molto bassi. Il gruppo di lavoro si impegnò alacremente su questo problema e nel giro di poco vennero elaborate le specifiche di un nuovo protocollo di comunicazione tra host battezzato “Transmission Control Protocol”. Il TCP implementava pienamente l’idea della comunicazione a pacchetti, ma era indipendente dalla struttura hardware; esso introduceva anche il concetto di “gateway”, una macchina che doveva fare da raccordo tra due reti diverse. I risultati di questo lavoro furono pubblicati nel 1974 in un articolo dal titolo “A Protocol for Packet Network Internetworking”, in cui comparve per la prima volta il termine ‘internet’. Le ripercussioni dell’articolo furono enormi. Ben presto, numerosi ricercatori si posero a rifinire la proposta iniziale e a sperimentarne varie implementazioni. La prima dimostrazione pubblica di un collegamento tra Arpanet, Satnet e Packet Radio Network fu fatta nel luglio del 1977, con un sistema che collegava un computer in viaggio su un camper lungo la Baia di San Francisco a uno installato a Londra.

Un anno dopo il progetto iniziale del TCP venne ulteriormente sviluppato e il protocollo fu suddiviso in due parti: TCP che gestiva la creazione e il controllo dei pacchetti, e IP che invece gestiva l’instradamento dei dati. Pochi anni dopo il TCP/IP sarebbe stato adottato ufficialmente come protocollo standard della rete Arpanet (e di tutte le reti finanziate dall’agenzia), sostituendo l’ormai datato e inefficiente NCP, e aprendo la strada alla nascita di Internet quale la conosciamo oggi.

Nel frattempo la rete Arpanet continuava la sua espansione sia come diffusione sia, soprattutto, come servizi e applicazioni che vi venivano sviluppati. Nel giugno del 1975 fu creato il primo gruppo di discussione basato sulla posta elettronica e ben presto ne comparvero molti altri, ospitati sugli host universitari. Sulla base di un sistema di comunicazione interattivo fondato sui computer si era costituita una vera e propria comunità intellettuale.

Da Arpanet a Internet

Il successo di Arpanet nella comunità scientifica aveva dimostrato ampiamente i vantaggi che le reti di comunicazione telematiche potevano avere nell’attività di ricerca. Tuttavia, alle soglie degli anni ’80, delle centinaia di dipartimenti di informatica del paese, solo 15 di questi avevano il privilegio (ma anche gli oneri finanziari) di possedere un nodo. Questa sperequazione era vista come un pericolo di impoverimento del sistema della ricerca universitaria. Per ovviare a tale rischio la “National Science Foundation” (NSF), un ente governativo preposto al finanziamento della ricerca di  ase, iniziò a sponsorizzare la costruzione di reti meno costose tra le università americane. Nacque così, nel 1981, “Csnet” (Computer Science Network),  una rete che collegava i dipartimenti informatici di tutto il sistema accademico statunitense. Già prima di questa iniziativa, comunque, alcune sedi universitarie avevano creato infrastrutture telematiche a basso costo. Nel 1979, ad esempio, era stato creata “Usenet”, che collegava i computer della Duke  University e della University of North Carolina, permettendo lo scambio di messaggi articolati in forum. Nel 1981 alla City University of New York venne creata “Bitnet” (acronimo della frase “Because It’s Time Net”), che fu estesa ben presto a Yale. Tutte queste reti, pur avendo adottato internamente tecnologie diverse e meno costose rispetto a quelle di Arpanet, potevano comunicare con essa grazie ai gateway basati sul nuovo protocollo di internetworking TCP/IP. Ben presto anche altri paesi del blocco occidentale iniziarono a creare reti di ricerca, basate sul medesimo protocollo (le cui specifiche, ricordiamo, erano gratuite e liberamente disponibili sotto forma di RFC) e perciò in grado di interoperare con le omologhe nordamericane. Intorno alla rete dell’ARPA, andava prendendo forma una sorta di rete delle reti. A sancire la nascita definitiva di tale rete intervenne nel 1983 la decisione di dividere Arpanet in due rami per motivi di sicurezza: uno militare e chiuso, inizialmente battezzato “Defense Data Network” e poi “Milnet”, e uno per la comunità scientifica, che ereditava il nome originario e che non avrebbe avuto limiti di interconnessione esterna. La vecchia Arpanet poteva così divenire a tutti gli effetti il cuore della neonata Internet. Nello stesso tempo venne fondato un nuovo organismo di gestione tecnica della rete, l’”Internet Activities Board” (IAB), e tra i suoi sottogruppi l’”Internet Engineering Task Force” (IETF), cui fu affidato il compito specifico di definire gli standard della rete, compito che mantiene ancora oggi.

Parallelamente a tali sviluppi amministrativi, anche l’evoluzione tecnica della rete procedeva. Venne definito il nuovo protocollo per la posta elettronica il “Simple Mail Transfer Protocol” (SMTP) e si raggiunsero proprio in quegli anni due tappe basilari:

  • il 1 gennaio 1983 tutti i nodi di Arpanet passarono ufficialmente dal vecchio NCP a TCP/IP
  • Nel novembre dello stesso anno vennero pubblicate le RFC 892 e 893 che delineavano il “Domain Name System” (DNS), un nuovo sistema per individuare i nodi della rete, assai più facile da maneggiare rispetto agli indirizzi numerici IP

Il “National Science Foundation” (NSF), ente governativo preposto al finanziamento della ricerca di base, era sempre più convinto della necessità di dotare il sistema universitario di una infrastruttura telematica ad alta velocità. Il problema fu che i fondi a sua disposizione si rivelarono del tutto insufficienti per tale obiettivo. Per ovviare a tale limite la NSF decise di coinvolgere direttamente le università nella costruzione della nuova infrastruttura. Essa si assunse direttamente l’onere di realizzare una “backbone” (in italiano è generalmente definita come “dorsale”) ad alta velocità, che congiungesse i cinque maggiori centri di supercalcolo del paese con una linea dedicata a 56 Kbps. Tale backbone, fu battezzata NSFnet. Tutte le altre università avrebbero potuto accedere gratuitamente a tale rete a patto di creare a loro spese le infrastrutture locali. Il progetto fu avviato nel 1986 ed ebbe un successo enorme. Nel giro di un anno quasi tutte le università statunitensi aderirono all’offerta della NSF, e si riunirono in consorzi per costruire una serie di reti regionali, a loro volta connesse a NSFnet. A ciò si affiancò la diffusione delle reti locali, la cui commercializzazione era appena iniziata. Come risultato, il numero di host di quella che è ormai possibile chiamare Internet, decuplicò, raggiungendo la quota di diecimila. Ma si trattò appena di un inizio. Il successo riportato dai protocolli TCP/IP, e da tutti gli altri protocolli applicativi che su di esso si basavano, stimolò la nascita di altre reti di ricerca nazionali, in gran parte dei paesi occidentali. Ormai, anche le reti private come Decnet, Compuserve e MCI decisero di connettersi ad Internet. Come conseguenza fra il 1985 e il 1988 il backbone della NSFnet dovette essere aggiornato ad una rete T1 a 1,544 Mbps, e un anno dopo il numero di host superò le 100 mila unità. A questo punto divenne evidente che la vecchia Arpanet aveva ormai esaurito la sua funzione. Tutti i nuovi accessi passavano per la più veloce, evoluta ed economica NSFnet. Inoltre l’ARPA (dove non era rimasto nessuno dei grandi protagonisti della storia di Arpanet) era ormai rivolta ad altri interessi e non intendeva più spendere i 15 milioni di dollari annui per quella vecchia rete. Fu così che nel 1989, a venti anni dalla sua nascita, il processo di smantellamento di Arpanet ebbe inizio. Tutti i siti vennero trasferiti alla rete della NSF o a qualcuna delle reti regionali. Alla fine dell’anno Arpanet aveva cessato di esistere.

Il World Wide Web e l’esplosione di Internet

Per molti anni, la rete era stata uno strumento, alquanto esoterico, nelle mani di poche migliaia di studenti e ricercatori di informatica. Alcuni di loro potevano affermare senza battere ciglio di conoscere a memoria l’indirizzo di ogni singolo host. Ma la diffusione che conseguì alla nascita di NSFnet aveva cambiato radicalmente il quadro demografico degli utenti. Agli informatici accademici e professionisti) si erano affiancati i fisici, i chimici, i matematici e anche alcuni rari studiosi dell’area umanistica. Senza contare che le reti universitarie iniziavano a fornire accessi anche agli studenti “undergraduate”, ed a fornire informazioni amministrative attraverso i loro host. Nel contempo, la quantità di risorse disponibili cresceva in modo esponenziale, e nessuno era ormai più in grado di tenerne il conto con il solo aiuto della memoria. Tutte queste ragioni, che si sommavano allo spirito di innovazione e di sperimentazione che aveva caratterizzato gli utenti più esperti della rete, determinarono agli inizi degli anni 90 una profonda trasformazione dei servizi di rete e la comparsa di una serie di nuove applicazioni decisamente più user friendly. Il primo passo in questa direzione fu lo sviluppo nel 1989 di un programma in grado di indicizzare il contenuto dei molti archivi pubblici di file basati su FTP, da parte di Peter Deutsch, un ricercatore della McGill University di Montreal. Il programma fu battezzato Archie, e in breve tempo gli accessi all’host su cui era stato installato generarono più della metà del traffico di rete tra Canada e USA. Preoccupati da tale situazione, gli amministratori della McGill decisero di impedirne l’uso agli utenti esterni. Ma il software era ormai di pubblico dominio, e numerosi server Archie comparvero su Internet. Poco tempo dopo, Brewster Kahle, uno dei migliori esperti della Thinking Machine, azienda leader nel settore dei supercomputer paralleli, sviluppò il primo sistema di “information retrieval” distribuito, il “Wide Area Information Server” (WAIS). Si trattava di un software molto potente che permetteva di indicizzare enormi quantità di file di testo e di effettuare ricerche su di essi grazie a degli appositi programmi client. Le potenzialità di WAIS erano enormi, ma la sua utilizzazione era alquanto ostica, e ciò ne limitò la diffusione. Nel momento di massimo successo il server WAIS principale istallato alla Thinking Machine ospitò circa 600 database, tra cui l’intero archivio delle RFC. Ben più fortunata, anche se altrettanto breve, fu la vicenda del primo strumento di interfaccia universale alle risorse di rete orientato al contenuto e non alla localizzazione: il Gopher. Le sue origini risalgono al 1991, quando Paul Lindner e Mark P. McCahill della University of Minnesota decisero di realizzare il prototipo di un sistema di accesso alle risorse di rete interne al campus la cui interfaccia fosse basata su menu descrittivi, e che adottasse una architettura client-server (in modo da rendere possibile la distribuzione su più host del carico di indicizzazione). Il nome, ispirato alla armotta scavatrice simbolo dell’università, si dimostrò un’ottima scelta. Nel giro di due anni il programma (i cui sorgenti furono messi a disposizione liberamente, un po’ come succede oggi con i software GNU per Linux) si diffuse in tutta la rete, arrivando a contare più di 10 mila server e divenendo l’interfaccia preferita della maggior parte dei nuovi utenti. Al suo successo contribuì notevolmente lo sviluppo di un programma che permetteva di effettuare ricerche per parole chiave su tutti i menu del gopherspace, denominato Veronica e la cui origine si colloca nell’ambito della Duke University. Ma proprio mentre il Gopher raggiungeva l’apice del suo successo, un altro sistema, sviluppato nei laboratori informatici del CERN di Ginevra, cominciò ad attirare l’attenzione della comunità di utenti Internet: il “World Wide Web”. Il primo documento ufficiale in cui si fa riferimento a questo strumento risale al marzo del 1989. In quell’anno Tim Berners Lee, un fisico in carica al centro informatico del grande laboratorio, concepì l’idea di un “sistema ipertestuale per facilitare la condivisione di informazioni tra i gruppi di ricerca nella comunità della fisica delle alte energie”, e ne propose lo sviluppo al suo centro. Avuto un primo assenso, si mise al lavoro sulla sua idea, coadiuvato dal collega Robert Cailliau (a cui si deve il simbolo costituito da tre ‘W’ sovrapposte in colore verde). Nel novembre del 1990 i due firmarono un secondo documento, assai più dettagliato, che descriveva il protocollo HTTP, il concetto di browser e server, e che rendeva pubblico il nome ideato da Berners Lee per la sua creatura, appunto World Wide Web. Nel frattempo, Berners Lee, lavorando con la sua nuova workstation Nextstep, un vero e proprio gioiello dell’informatica, sviluppò il primo browser/editor Web (battezzato con poca fantasia World Wide Web anch’esso). Le funzionalità di quel programma erano avanzatissime (ancor oggi i browser di maggiore diffusione non hanno implementato tutte le caratteristiche del primo prototipo), ma purtroppo le macchine Next in giro per il mondo erano assai poche. Per facilitare la sperimentazione del nuovo sistema ipertestuale di diffusione delle informazioni su Internet, Berners Lee realizzò un browser con interfaccia a caratteri, facilmente portabile su altre architetture, e lo battezzò “Line Mode Browser”. Esso venne distribuito nel marzo del 1991, in formato sorgente non compilato, attraverso alcuni gruppi di discussione. Una versione già compilata fu messa on-line e resa accessibile tramite un collegamento telnet pubblico su un host del CERN. Intanto iniziavano a sorgere i primi server Web esterni al CERN ma sempre legati al mondo della fisica nucleare. Alla fine dell’anno se ne contavano circa cinquanta. L’interesse intorno a questa nuova applicazione iniziava a crescere, ma l’ostica interfaccia a caratteri del browser ne limitava la diffusione. Un primo aiuto in questo senso venne nel 1992, quando Pei Wei, uno studente di Stanford, realizzò un browser grafico per X-window, battezzato “WWW Viola”. Fu proprio provando Viola che Marc Andressen, studente specializzando presso il National Center for Supercomputing Applications (NCSA) della University of Illinois,  concepì l’idea di sviluppare un browser web grafico. Insieme al suo compagno di studi Eric Bina, Marc creò Mosaic. La prima versione per Unix X-window fu rilasciata nel gennaio 1993. Nel settembre dello stesso anno, il gruppo di programmatori raccoltosi intorno a Mark ed Eric rilasciò le prime versioni per Windows (che all’epoca aveva raggiunto la versione 3.0) e Macintosh. Mosaic fu una vera e propria rivelazione per gli utenti Internet. La semplicità di installazione e di uso ne fece una “killer application”, che nel giro di pochi mesi attrasse su World Wide Web migliaia di utenti, e che soprattutto rese evidente un modo nuovo di utilizzare i servizi della rete Internet, completamente svincolato dalla conoscenza di complicate sintassi e lunghi elenchi di indirizzi. Grazie a Mosaic ed alla sottostante architettura Web, Internet divenne uno spazio informativo ipermediale aperto che era alla portata di chiunque con il minimo sforzo.

Tutto ciò accadeva mentre Internet aveva già raggiunto i due milioni di host, ed il backbone della NSFnet era stato portato ad una banda passante di 44,736 Mpbs. Ma l’introduzione del binomio Mosaic/Web ebbe la forza di un vero e proprio ‘Big bang’. Dalla fine del 1993 gli eventi si fanno ormai concitati. A fine anno Marc Andressen lasciò il NCSA. Nel marzo dell’anno dopo incontrò uno dei fondatori della Silicon Graphics, Jim Clark, che lo convinse a fondare una società per sfruttare commercialmente il successo di Mosaic. Il nome scelto per la società in un primo momento fu Mosaic Communication, ma, per evitare di pagare royalties al NCSA, fu deciso di cambiarlo in Netscape Communication, e di riscrivere da zero un nuovo browser Web, dopo avere cooptato la maggior parte dei vecchi amici e collaboratori di Mark. Pochi mesi dopo fu distribuita la prima versione beta di Netscape Navigator, le cui caratteristiche innovative ne fecero quasi immediatamente l’erede di Mosaic. Il 25 maggio del 1994 si tenne a Ginevra la prima “WWW Conference” (alcuni la hanno battezzata la ‘Woodstock del Web’), seguita nell’ottobre da una seconda tenuta a Chicago. Da quei primi incontri si presero le mosse per la fondazione del “W3 Consortium” (la prima riunione risale al 14 dicembre 1994), una organizzazione voluta da Tim Berners Lee al fine di gestire in modo pubblico e aperto lo sviluppo delle tecnologie Web, così come era avvenuto per tutte le precedenti tecnologie che erano state sviluppate sulla e per la rete sin dai tempi del NWG.

Ma i tempi, appunto, erano ormai cambiati profondamente. Con cinque milioni di host, tra cui 25 mila server Web (moltiplicatisi secondo un ritmo di crescita geometrico), la nuova Internet era ormai pronta ad una ennesima mutazione. Da un sistema di comunicazione fortemente radicato nell’ambiente accademico, stava infatti per divenire un vero e proprio medium globale, in grado di generare profitti miliardari. Già da qualche anno, la rigida chiusura al traffico commerciale sul backbone NSFnet era stata sostituita da una ben più ampia tolleranza. Il 30 aprile del 1995 la NSF chiuse definitivamente il finanziamento della sua rete, che venne ceduta ad un gestore privato. Nel frattempo, molte grandi multinazionali delle telecomunicazioni avevano già iniziato a vendere connettività Internet per conto proprio. Il controllo tecnico della rete rimaneva in mano alla Internet Society, una organizzazione no profit fondata nel 1992 alle cui dipendenze erano state messe IAB e IETF. Ma il peso dei grandi investimenti cominciava a farsi sentire, specialmente con l’entrata in campo della Microsoft, e con la reazione al suo temuto predominio da parte di altri attori, vecchi e nuovi, dell’arena dell’Information Technology.

Il resto, l’esplosione di Internet come numero di host, di utenti e come fenomeno mediatico, è cronaca dei giorni nostri.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.